sabato 5 settembre 2009

° rigurgito °


Un'amica mi faceva notare che qui non si vomita più.
Anche Anonimo l'ha scritto.
Paolo è molto più bravo di me a vomitare, lui fa post impegnati, di interesse comune, lui protesta.
Io so scrivere solo di amenità e sciocchezze, di cose che vedo e mi colpiscono, di stati d'animo. E' un modo di vomitare anche quello, per carità.
Durante l'estate avrei avuto un sacco di cose da raccontare, e in testa me le scrivevo tutte, pensando che appena avrei avuto una tastiera sotto mano avrei messo tutto qui, nella Casa sul mare, nuovi quadri alle pareti. Invece le parole -e soprattutto le sensazioni- se non intrappolate subito scivolano via, dispettose.
Così ora non ho molto da dire.
E' un periodo intimista, questo.
Pensavo di scrivere un post sul fatto che nel tratto di strada da qui al mio posto di lavoro, andando in bici, potrebbero togliermi tutti i punti della patente, e che sarebbe giusto per una serie di motivi e ingiusto per altrettanti, ma poi pensate che vivo in funzione della mia bici, un post sull'argomento lo feci mesi fa (ah, ho una bici nuova, questa frena, incredibile).
Quindi niente.
Volevo scrivere del nuovo lavoro, che è meraviglioso e mi sta insegnando tantissimo, ma di teatro non so parlare, inciampo, mi imbarazzo, è davvero un argomento troppo personale, e senza niente togliervi, cari chic'èc'è, qui non me la sento di spogliarmi del tutto.
Quindi nisba.
Volevo raccontare i libri che ho letto durante l'estate, ma che è, la rubrica del giovane letterato? Sai che palle...niente, me le tengo per me le mie recensioni da cameretta.
Certo, potrei scrivere di sentimenti. Uh, ne avrei da dire. Ma poi, dire cosa? In realtà ho solo da chiedere. Una serie interminabile di punti interrogativi che si arrotolano e alla fine implodono come una supernova, senza l'esplosione successiva. A meno che non vogliate darmi delle risposte, ma vi vedo poco propositivi.
Ho una gattina. E' meravigliosa, più che raccontarla dovrei postare un video dei suoi balletti, prima tra tutte la "danza dell'ariete innamorato" che fa un paio di volte a notte. Com'è bella la mia gattina, Coraline, è unica. Certo, unica come tutti i gatti, come tutti gli esseri umani, e allora me lo dico da sola "ma a noi, del tuo gatto, che cacchio ce ne frega".
Che poi di voi me ne potrei anche fregare, io sono qui per scrivere quello che mi pare, è casa mia, potrei anche fare un post sui peletti bianchi che spuntano dalle orecchie di Coraline (è nera, la cosa buffa è quella) e teoricamente non dovrei preoccuparmi del valore artistico o dell'interesse prodotto.
E invece mi autocensuro, sono la prima che quando legge certi post alza il sopracciglio e con quello snobismo che mi riconosco e aborro penso "sì, ma a me...?".
Poi ci sarebbero le stagioni che non sono più quelle di una volta, ma davvero, e il problema ecologico, ma anche di questo ho già parlato, e poi lo vediamo tutti che per essere il 4 settembre fa troppo caldo, e che fine hanno fatto i temporali estivi. Ma è un argomento da ascensore, di quelli che affronti in quell'abitacolo malefico che ti costringe a dividere la tua bolla esistenziale con uno sconosciuto e aspetti che arrivi il tuo piano che nemmeno in un sottomarino in avaria. Io poi l'ascensore a Bologna nemmeno ce l'ho, e quando parlo coi vicini lo faccio con 5 gradini di distanza, un piede sù e uno giù, tranne che con Nino il mio dirimpettaio meraviglioso che ogni tanto mi infilo a casa sua e mi butto sul divano, altro che bolla esistenziale.
Scrivo sgrammaticata, a fanculo le virgole stanotte.
Poi ultimamente sono un po' insonne, e anche questo potrebbe essere un argomento interessante, per me che sono sempre stata una dormigliona questo stato di veglia semicosciente è fastidioso quanto curioso, una fonte di grandi considerazioni. Ma diciamocelo, se ogni insonne dovesse mettersi lì a scrivere sarebbe la fine.
Anche se poi riflettevo sul fatto, e mi ripeto, che mica vi pagano per venire qui a leggere le mie cazzate, di che mi preoccupo?
Stavo cercando un'immagine da mettere su questo post insensato e ho messo su google la parola "urlo". Figo, vengono fuori un sacco di immagini belle.
Non riesco nemmeno a pensare a qualcosa di tenero tipo infanzia ricordi delle elementari nonna Sardegna.
Bah, sono ruvida.
La nuova squadra al fantacalcio si chiama "De Puta Matri", perché Matri, attaccante del Cagliari, l'anno scorso ha fatto un gol che ci ha salvato la pelle. Però qui lo dico e qui lo nego, forse avremmo dovuto vincolare Floro Flores, che con un cognome così mi ricorda Kendy Kendy e pare che farà un gran campionato, ma essere una donna significa anche questo, comprare un giocatore per affetto e riconoscenza, anche se lui non lo saprà mai, più che per reale bravura del suddetto.
Ne dico di minchiate.
La verità è molto più complessa, come faccio a scriverla?
E se l'ironia mi abbandona, non ho niente a cui attaccarmi.
Ci sarebbe l'argomento Berlusca, ma lascio a Paolo le cose serie.
Io sono qui per il faceto, per le donne che seducono, per gli uomini che si perdono, per i gatti che ronfano, per l'umanità che chiacchiera, per le scarpe gialle col tacco che fanno tutto da sole, per il profumo alla violetta. Per i vecchi e i bambini, per la poesia.
Ma tutta sta roba urla contemporaneamente e non riesco a distinguere le parole.
Ora che ci penso, c'è una cosa su cui riflettevo che forse vale la pena scrivere : la capacità di leggere nel pensiero degli altri (il che è nasce dalla lettura di "Morire dentro" di Robert Silverberg).
Un'altra volta, per stasera ho detto fin troppe sciocchezze.
Volevo scrivere di Kamù, il mio cagnone che dopo 13 anni è stato richiamato d'urgenza nel paradiso degli animali per mangiare un gelato al cioccolato gigante, ma non ne ho avuto la forza.
Quindi toh, questo è la mia vomitata insensata di oggi, di quelle che fai quando mischi birra vino e superalcolici e giuri che non lo farai mai più, fino alla prossima volta.
Vabbè dai, se non una vomitata, almeno un rigurgito.

lunedì 13 luglio 2009

DIRITTO ALLA RETE - CONTRO OGNI BAVAGLIO LEGISLATIVO ALLA INTERNET ITALIANA

DIRITTO ALLA RETE - CONTRO OGNI BAVAGLIO LEGISLATIVO ALLA INTERNET ITALIANA



http://www.youtube.com/watch?v=AV15Mgg6t7Q

lunedì 6 luglio 2009

° Pensieri in un luglio autunnale °


In piedi al bancone del bar faccio colazione.
Normalmente preferisco i cereali che galleggiano nel latte nel lento silenzio della mia casa, ma subito dopo il prelievo del sangue ho bisogno di energia immediata.
Sto lì che penso al plasma, al fatto che siamo delle macchine perfette ed incredibilmente fragili, alla persona che mi fece assaggiare il cappuccino d'orzo e che credo sia l'unica cosa costruttiva che abbia fatto nel nostro breve incontro e che ora è madre e spero che sia in grado di esserlo, quando entra una ragazza con un'abbronzatura da urlo.
In realtà è tutta da urlo, vestita di lino bianco nonostante la pioggia, ha le braccia ricoperte di ninnoli d'argento, i capelli ricci biondi come una criniera, sandali gioiello, labbra gommose ricoperte da uno spesso strato di lucidalabbra che temo si incollerà alla tazzina del caffè e dovrà tornare in ufficio con un ninnolo nuovo a pendere dalla bocca, come una moderna Donna Mursi.
Il barista, cicciomolliccio con perfetta scriminatura laterale sul cranio, si spertica in complimenti di fronte al raggio d'estate che ha appena varcato la soglia. "Soccccia che abbranzatura! Dì mo, hai fatto le vacanze? E dove sei stata? Soccccia sei uno splendore" eccecc.
La tipa da spiaggia è evidentemente infastidita e taglia corto, raccontando di una settimana in un'isola con marito e figlia, sorride facendo tintinnare non so quale dei pendenti che ciondolano da braccia, collo e caviglie e ordina un caffè basso levandosi gli occhiali da sole che le occupano il 70% della faccia.
Il barista, con un tono di voce udibile anche dall'altra parte della strada, la guarda e indicando una strisciata di fard viola evidentemente poco distribuito sulla gota sinistra, dice "soooccc ma che ti sei fatta qui? Sei viola! Hai mica sbattuto?".
Bionda deglutisce, si guarda furtivamente allo specchio dietro il bancone, sorride e dice a voce bassissima "è solo un po' di fard..." e lui, con una faccia simpaticona che nemmeno Emilio Fede rincalza "ah beh, stamattina quando ti sei truccata dormivi ancora eh? Guarda là che roba, sembra una botta...".
Ma io mi domando e dico.
Cicciomolliccio, che cosa cacchio hai in testa, segatura? Fondi di caffè? Il vuoto pneumatico?
Ammettiamo pure che tu stia facendo il provolone senza speranza, ben conscio che miss rivieraromagnola non te la darà mai, ma ti sembra modo di rivolgerti ad una signora?
Ma quando Madre Natura ha distribuito buon senso ed educazione, non ti ha suonato la sveglia?
Ci sono delle frasi, poche ma essenziali, che non bisogna dire MAI ad una donna, soprattutto quando non si ha confidenza e urlando in un luogo pubblico.
Cicciomolliccio, che disastro.
La leonessa di Cervia ha uniformato il viola del fard eccessivo con un colorito della stessa tonalità, ha ingollato il caffe ed è andata via mandandolo a fanculo tra i canotti tumidi, lasciando dietro di sé la scia rumorosa di un "just married" su lattine attaccato al parafango di una limousine.
Se Cicciomolliccio mi paga potrei fargli ripetizione, nel prezzo è compresa anche la pettinatura nuova.

Pioggia, e piazza Maggiore brulica di vita.
Mi piace la gente del mattino, io che normalmente in queste ore o dormo o sono chiusa in ufficio.
Incrocio una donna sulla settantina.
E' bella, coi capelli bianchi raccolti in una coda bassa, un filo di trucco, elegante. Sorride. E' serena. La guardo e l'invidio. Per un attimo penso "vorrei essere già lì, dove l'affanno è un ricordo che può essere pure divertente".
La invidio, io che non so cosa sia l'invidia. Perché mi sembra che le sia tutto molto più chiaro. Perché di fronte a lei mi sono sentita sciocca, e le vorrei rubare il segreto che il tempo le ha già donato.
Pedalo oltre, ringraziando le mie gambe forti, il fiato che non manca, il cuore che pompa con ritmo, e mi chiedo se quella chiarezza arriverà mai, se farò in tempo a goderne, o se l'inquietudine me la porterò addosso fino alla fine.

Ha smesso di piovere.

Luglio autunnale fa i capricci.
Sorrido un po' anch'io.

giovedì 18 giugno 2009

° Berlino °


Sono arrivata a Berlino piena di pregiudizi.
Gli occhi viziati dall'architettura parigina, puttana di classe, immaginavo la noia di guardare palazzi che altro non sono se non la ricostruzione di qualcosa che fu, squadrato e impersonale.
La lingua, quell'abbaiare rabbioso che associamo ad una delle tante SS schiumanti viste in mille film.
E la gente, sarà fredda e spigolosa, come le strade, come le costruzioni, come il nocciolo del concetto "Germania" che mi faceva venire un brivido nella nuca, così lontano da Londra musicale, Parigi sensuale, Roma bollente, Barcellona colorata, Madrid scolpita, Amsterdam profumata, New York accecante.
E invece, con immenso piacere, ho scoperto che Berlino ha un anima bellissima, estremamente diversa da come la immaginavo.
E' un luogo giovane. Per il numero impressionante di cuccioli e pancioni, ma soprattutto per il modo di vivere. La vita costa poco, si lavora per vivere e non si vive per lavorare, il tempo è un valore prezioso, che la gente sa dosare e usare, che protegge, che non ha bisogno di proteggere. Lo Stato ti accoglie, ti aiuta, ti lascia lo spazio per pensare, per inventarti qualcosa. E quando lo fai, quando affitti per tre soldi un buco di locale scrostato e fatiscente, ci metti qualche sedia e versi buona birra, la gente viene da te e beve e chiacchiera e anche se fuori piove fa freddo ed è lunedì, ha voglia di parlare.
Berlino è piena di bici che hanno la precedenza.
Di parchi, uno ogni cento metri, coi giochi e l'erba e un sacco di nanetti che giocano.
Di street art, intere facciate dipinte, portoni colorati, angoli di graffiti meravigliosi che si affacciano sul fiume.
E quei palazzoni imponenti e muti sembra facciano l'occhiolino ai fratellini minori, dipinti a festa per far finta che l'inverno non sia così duro.
Muri che urlano, ovunque.
Urla anche quella striscia per terra che era Il Muro, e che ora a passarci coi piedi mi veniva da piangere. Potevo semplicemente fare un passino, ed eccomi dall'altra parte. E tutti quelli che ci sono morti, fuori e dentro, non ci sono più. Che stranezze.
Poi c'è la Shoa, anche lei a volte palesata, altre accennata, ma sempre perennemente presente. Blocchi di cemento come un labirinto che quando ci cammini in mezzo ti gira la testa e vuoi uscire e ti senti smarrito. Un infinitesimo di quanto si sono sentiti smarriti loro. Al Museo Ebraico mi chiedevo "quante volte una persona può domandarsi perché prima di impazzire?".
La Torre dell'Olocausto, 26 metri di NULLA claustrofobico, mi ha levato il fiato e la forza alle ginocchia. Ma bisogna entrarci per capire.
Berlino è un locale sul fiume che quando gli porti la bottiglia vuota di birra, pagata 4€, in cambio te ne danno 2, di euro.
E' una festa di giocolieri in un parco con la gente scalza che sorride.
E' un appartamento di 33mq in vendita per 29mila €. Ventinovemila, non ci potevo credere.
E' una storia brutale e incomprensibile che è passata, ha raso al suolo mattoni e coscienze, e ora rinasce nei ragazzi che possono permettersi di sognare, di creare, di mettere al mondo dei figli senza pensare a come nutrirli.
E' come se la terra si crepasse dall'interno, e il colore fosse vomitato dagli anfratti del selciato.
Berlino pulsa, e se ne fotte dell'inverno terrificante, della neve, della pioggia costante, del cielo enorme di piombo. Perché il cielo sa essere così turchese che il resto lo dimentichi.
Anche i bambini tedeschi quando parlano pigolano, e ho scoperto suoni così dolci in quella lingua piena di consonanti, che capisco com'è che il Romanticismo è nato là.
Poi certo, la dolce vita è un'altra cosa. Sono poco fisici, poco attenti ai piaceri superficiali che ci rendono tanto simpatici. Le donne si curano appena, scivolano attraverso la loro femminilità senza nutrirsene, senza donarla alla festa degli occhi altrui, inconsapevoli di quanto possa essere divertente abbandonare sandali e calzetti alla caviglia per un'ora di tacco e rossetto.
Così, per la prima volta da quando viaggio, ho notato che a Berlino ci sono percentualmente più uomini belli che donne belle. Incredibile.
Berlino ha l'anima complessa di chi ha subito o inflitto violenza e ora va avanti, scommettendo sulla propria creatività.
A Berlino c'è tempo, ed è sensazionale rendersene conto. Sembra che ti dica "se lo vuoi fare provaci, stai sereno, un modo si trova, ma tu sorridi".

Devo ancora metabolizzare, spero di non essere stata troppo confusionaria, tanto per cambiare.

domenica 24 maggio 2009

° Oggetti - secondo atto °


Il secondo atto di questa mia noiosissima, superficiale e accaldata disquisizione si vuole soffermare sull'attrattiva di alcuni oggetti nel mio presente.

I libri.
L'ho detto più volte e non vorrei ripetermi, ma verso i libri io ho un rapporto feticista. Entrare alla Feltrinelli è un viaggio mistico e sensuale, come direbbe qualcuno.
Annuso la carta, accarezzo la copertina, faccio scorrere le pagine tra le dita, ne soppeso le dimensioni, contemplo i caratteri e leggo l'incipit. Mi arrabbio, perchè tutti non li potrò mai leggere, ne scelgo qualcuno e lo porto a casa con l'entusiasmo di un bimbo a cui hanno regalato un cucciolo.

Poi c'è un'altra categoria di oggetti che mi fa inspiegabilmente impazzire:
gli elettrodomestici.
Io in posti come Euronics o Mediaworld sembro allucinata.
Mi serve tutto.
Tutto tutto tutto.
Il frigorifero classe AAA color madreperla che fa il ghiaccio e ha due portine che ci starei io coricata.
La macchinetta per fare lo zucchero filato per quando ho nostalgia del luna park.
La padella che fa le uova fritte a forma di testa di Micky Mouse, che io quel topo saccente l'ho sempre odiato ma quella padella è fondamentale.
Il tubo per fare i boccoli stile Maria Antonietta prima che la decapitassero.
La lavatrice con l'oblò gigantesco che serve a ipnotizzare i gatti.
La bistecchiera. Sono vegetariana, ma sono sicura che le zucchine sulla bistecchiera vengono meglio.
Il forno intelligente che non fa sgonfiare la torta neanche se lo apri all'improvviso e si lava da solo (come la pubblicità che andava di moda quando io ero piccola).
L'aspirapolvere che uccide gli acari lessandoli in un getto di vapore implacabile.
Il fon che rilascia ioni e frammenti di luce di perle. Che cacchio vorrà dire che manda luce di perle non l'ho mai capito, ma come ho fatto a vivere senza fino ad oggi?
Il tostapane a forma di coccinella obesa.
E la macchina del pane? Sento già l'odore di quei panetti compressi che sono pronti in 45 minuti e ce ne metti il quadruplo a digerirli.
Nella zona nuove tecnologie non ci vado, sono una casalinga, in fondo.
E sono vittima teorica del consumismo, degli oggetti di design, del packaging creativo, di quegli sbrillucicanti aggeggi in metallo che in realtà sono assolutamente inutili, lo so, ma sono così belli.
Non compro niente, sia chiaro, un po' perché non ho lo spazio, un po' perché conservo un barlume di lucidità.
Però sabato abbiamo portato a casa un minipimer a immersione bellissimo. Per fare le vellutate di verdure, che con questo caldo sono proprio perfette...

sabato 16 maggio 2009

° Oggetti - primo atto °


In questi giorni sto riflettendo molto. In realtà rifletto sempre molto, pure troppo, ma in questi giorni ci sono un paio di argomenti che mi ronzano in testa con più prepotenza.
Uno di questi è il rapporto che ci lega agli oggetti.
Non è un argomento interessante, lo so, ma siccome questo è sostanzialmente un soliloquio, dico quello che mi pare.
Ecco, la mia dissertazione sugli oggetti si compone di due atti, il primo, questo, è in linea col mio modo di essere (nostalgica e attaccata al passato in maniera inutile e granitica) e parla di tre oggetti che hanno avuto un ruolo importante nella mia infanzia.
Cioé, in realtà a livello pratico non hanno avuto nessun ruolo, però io avevo inspiegabilmente una passione e un'ammirazione per queste tre cose e sto cercando di capirne il motivo.

Il primo oggetto è la scala a chiocciola.
Quando ne vedevo una impazzivo.
Sali scendi sali scendi mamma posso un'altra volta sali scendi sali scendi.
Più erano alte e strette, attorcigliate su loro stesse, anguste pericolose e coi gradini piccoli, più mi piacevano.
Quando andavamo a trovare amici nuovi, speravo sempre che in casa avessero una scala a chiocciola.
Una scala a chiocciola porta solo apparentemente al piano di sù.
Una scala a chiocciola porta sempre in un posto magico.
Niente a che vedere con le scale normali, piatte e prevedibili.
La scala a chiocciola è in curva, è una spirale che cela sempre qualche segreto, di sicuro i folletti usano solo scale a chiocciola.
Pensavo che da grande ne avrei avuto sicuramente una al centro della mia casa.
Ora abito in 33 mq, ma quando divento grande e ho una casa spaziosa, al centro ci metto una scala a chiocciola, stretta stretta e che porti in quel posto magico che sappiamo io e pochi altri.

Il secondo oggetto è il tandem, la bici a due posti.
Fumetti e cartoni animati ti sbattono in faccia tandem in continuazione.
Nella realtà se ne vedono pochissimi.
Da bambina avevo addirittura il dubbio che esistesse, come Babbo Natale e l'unicorno.
Mamma ma i tandem esistono? E perché in giro non si vedono mai?
Finché un giorno, all'improvviso, ecco un tandem con sopra due persone, quattro gambe che si muovono insieme, due manubri, due sorrisi. Ed era pure rosso. Lo guardai a bocca spalancata, mi sembrava eccezionale, un equilibrio perfetto, l'incarnazione del concetto "l'unione fa la forza". Qui si lavora tutti, e tutti insieme, forza, pedalare! Oggi ne ho visto uno, è per questo che sto scrivendo questo post.

Il terzo non è esattamente un oggetto, è più che altro un evento: l'eruzione vulcanica.
La maestra ci disse tutto quello che c'era da dire, fece disegnini, vedemmo le immagini sul sussidiario.
Sì, ma com'è esattamente? Diventò una fissazione. La terra dentro è calda e fluida, a volte esplode, e dev'essere sicuramente una cosa sensazionale.
Mamma, voglio vedere un vulcano in eruzione. Ora.
Ai tempi non c'era you tube, c'era solo il tempo e la pazienza, e il premio improvviso di sentirsi chiamare "amore corri, vieni a vedere, in tv c'è un vulcano giapponese che esplode".
Che meraviglia. La Natura, che meraviglia. Avevo il naso incollato allo schermo ricurvo della televisione e avrei voluto non finisse mai. Ma al Tg avevano cose più importanti da dire, e chissà quanto tempo sarebbe passato prima di vederne un altro.

Rileggendo quello che ho scritto l'unica cosa che mi viene in mente è che mamma ha avuto un bel da fare con una bimba rompipalle come me.